LE MACERIE DELL'ARTE - (Mostra ONLINE di GERI PALAMARA ) -

polimaterica, plexiglass ,legno e pietra, 2007

Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:GA119052
  • Misure:53 cm x 22 cm
  • Tecnica:polimaterica
  • Stile:-1
  • Supporto:plexiglass ,legno e pietra
Informazioni sulla vendita
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Descrizione

MOSTRA PERSONALE ONLINE DI GERI PALAMARA - "ARPA EOLIANA"

"ARPA EOLIANA" SONO PICCOLI REPERTI DELLE MACERIE DELL'ARPA EOLIANA CHE GERI PALAMARA ESPONE E CONSERVA A FUTURA MEMORIA.
(A Lipari vi sono i resti di uno “strumento musicale” molto particolare, che veniva “suonato” dal vento che soffia in questo arcipelago. Si tratta dell’”organo di Eolo” o “arpa eoliana”, un antico strumento che indicava con suoni diversi quale degli otto venti stava soffiando perché i venti, insinuandosi nelle sue cavità emettevano appunto suoni diversi a seconda dell’angolo di provenienza. La leggenda locale vuole che sia stato costruito dallo stesso Eolo, il dio dei venti che ha dato il nome all’arcipelago delle Eolie e che qui veniva anticamente venerato


PRODOMI DELLE "MACERIE DELL'ARTE"- ENZO OCERA
Gia' nel 2011 ENZO OCERA presidente di NOI IN EUROPA EUROPCLUB lanciava "LE MACERIE DELL'ARTE" la GRANDE MOSTRA ideata da GERI PALAMARA, nata dalla sacrilega distruzione dei BUDDHA DI BAIYMAN per mano della follia TALEBANA. Solo ora PALAMARA "METTE IN SCENA" on line questa sua nuova IDEA che vuole essere un invito, agli artisti e alle istituzioni del mondo ,a occuparsi seriamente della memoria storica dell'arte,proiezione essenziale dal passato, al futuro dell'umanita'.
(Palamara realizza in ritardo questa sua nuova performance per aver perso molto tempo a star dietro a critici e mercanti d'arte....)

PRODOMI DE "LE MACERIE DELL'ARTE"
LE URNE D’ARGILLA
Da solo il bambino aveva guardato impaziente,per settimane,il lento lavoro di scavo degli archeologi,nella “citta’ vecchia “ dell’isola .Aveva visto apparire mura di pietre tagliate e ben disposte tra loro,o grezze,ma sempre accostate con antica sapienza: canali,basamenti,oggetti di pietra scavata e di ossidiana tagliente,tombe in poderosi blocchi di lava e dentro aveva intravisto piccoli monili in foglia d’oro,vasi d’argilla dipinti in ocra e in nero e ossa possenti di scheletri di avi.

Quel giorno c’era grande eccitazione allo scavo:sulla destra,in un anfratto erano apparse delle piccole giare con l’imboccatura sigillata da una pietra. Se ne trovarono dieci e tutte guardavano verso il mare, al sorgere del sole. Si disse subito che si trattava di piccole tombe di bimbi e di urne cinerarie….

Il bambino si guardo’ allo specchio grande dell’atelier di corso Garibaldi al 95 di Milano e si vide gia’ uomo col suo camice bianco intriso di mille colori. Alle sue spalle c’era il dipinto di un’isola. Trent’anni dopo.
Si giro’,vide la tela di mille colori e comprese che l’opera era nella tradizione del “fine a se stesso”.

Prese una tela banca,la pose sul muro,e inizio’ l’autosuggestione del transfert: si vide bambino nella “citta’ vecchia”,posto in posizione fetale dentro una piccola giara a guardare,da quel punto di vista,il mare d’oriente. Vide il sole sorgere e tramontare piu’ volte e la luce,alternandosi al buio,cambiare il paesaggio e i colori schiarirsi e diventare azzurri rarefatti o rosa impalpabili e le terre imbiancarsi e confondersi con i colori del fondo mutando di minuto in minuto per poi fermarsi nella staticita’ sospesa di un luogo o muoversi,levitando,in un altro senza punti di riferimento in dimensioni assolute,infinite,atemporali. Ebbe un sussulto e un senso di paura lo avvolse benefico: il segreto del paesaggio che si specchiava in occhi senza tempo era li’sulla tela bianca. Pose tremante i colori sulle sue trame e “il luogo” si materializzo’. Iniziava quel giorno,per l’artista,un grande viaggio.
(Geri Palamara)



ATEFATTO de "LE MACERIE DELL'ARTE' "
PALAMARA BLUE HOLE
"UN GESTO che e’ indicazione,INVITO, esattamente dentro un taglio di LUCIO FONTANA. Oltre la soglia della convenzione e dello sperimentalismo."
Dacche’ Fontana conclude l’astratto vibrando il famoso colpo e facendo collassare l’opera nel primo tentativo di buco nero,da allora in poi l’arte dapprima arranca lungo canali ampiamente navigati da tutta una generazione di artisti in crisi e troppo vicini a Fontana,troppo dipendenti per superare tale crisi.
Conseguentemente le intuizioni sono presto dimenticate,l’ideazione si blocca e un vero e proprio dopo- Fontana non riesce a svilupparsi.
Occorrono quasi due decenni di assimilazione e di post – fermenti affinche’ altro nasca. Alli’inizio degli anni ’70 (quando lo spazialismo,inteso come forzatura della bidimensionalita’ del piano verticale di lavoro,e’ finito da un pezzo) si delineano le prime sagome di isole di Geri Palamara,il quale,azionando i colori orizzontalmente,pone il transfert operativo al livello delle rovine rappresentate dai brandelli di venti anni di tele arpionate da ogni direzione e con ogni mezzo.
E’un incalzare magnetico di isole trans temporali,escursioni nell’io e nel tempo ,atmosfere a gravita’ zero,assenze di paesaggi che si tuffano oltre lo spazio assoluto e che portano all’attuazione di una condizione artistica e scientifica fino a qui solo vagamente supposta,riapprodando in .
Pur senza un consapevole collegamento alle attese di CONCETTO SPAZIALE ,le luminosita’ extraspaziali che se Fontana aveva intravisto non aveva comunque catturato,si lasciano ora concretamente manipolare dall’istintiva intelligenza di Palamara in un Gesto che assume proporzioni infinite,all’incrocio obbligato degli Universi.
Un gesto che e’ indicazione ,invito, esattamente dentro un taglio di Lucio Fontana. Oltre il taglio. Oltre la soglia della convenzione e dello sperimentalismo.
E casualmente,proprio tra i muri delle Galleria a Brera,parte della quale sorge dove si affacciava la Apollinaire e dove Fontana nel ’65 muoveva i primi fili dei suoi >.
Una straordinaria messa a punto che oltrepassa polivalenza e devianza,che non sfocia nel cinetico,nel programmato o nell’avanguardia classica,riesplode dopo un taglio ritenuto finale,in un over – rock fuori da vuoto di rappresentazioni impossibili e ricompone la distruzione dell’immagine .
Il nodo pulsante lungo l’intero perimetro dell’apertura pare blow up cosmico scattato direttamente con la superba Hasselblad di Dio.
Ha sembianze di un oggetto non identificabile ma accessibile,di un salto nell’infinito a ricordare il poeta che si sveste di forme,di segnali stabiliti,che ritorna l’uomo azzurro nel mare,in spazi di minuscoli angstroms eterni,nell’immensa vagina che ha concepito il blue hole.
Queste la condizione cui ci si rapportera’ a lungo. Gli altri stessi paesaggi,altre isole,stanno intorno. Da prima.
Norman Zoia


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  • Codice:GA119052
  • Tipo:Arte Materica
  • Creata nel:maggio 2007
  • Archiviata il:venerd� 19 maggio 2017