UNA CRITICA DI LORD ANTON (COLLEZIONISTA)


L'Arte di Giuliano Piancastelli, in un'analisi critica proveniente direttamente dalla magnifica città di Oxford, scritta da

Lord Anton Mc Byrne.

La materia fuoriesce dal tempo e si coniuga in architetture plastiche e scultoree, raffiguranti a volte una ricerca interiore di un passato antico, quasi mitologico. La sua collocazione è indubbiamente di matrice Anglosassone come se l'artista fosse vissuto in quello spaccato d'epoca, nel periodo di maggior splendore della vecchia e cara Inghilterra ottocentesca. Nei suoi quadri vi sono elementi metafisici con simbolismi esoterici che pongono l'occhio dell'osservatore ad una riflessione animica che varca il tempo dell'immaginazione. Tutto questo già traspare nelle sue prime opere sotto l'influenza di artisti come Dante Gabriele Rossetti, John Everett Millias, Holman Hunt,Arthur Hughes, Edward Burne Jones, da cui J.P. è stato profondamente influenzato. Iniziava a dipingere soggetti ove cercava di tradurre quel sentimento misterioso e potente, scoperto nei libri di Nietzsche: la malinconia delle belle giornate d'autunno, il tempo estatico del silenzio. L'enigma dell'oracolo del simbolismo poetico Byroniano e di Shelley in un'atmosfera che prelude al grido di affermare il suo bisogno di protesta sul clima inquieto del suo animo artistico e nostalgico.
La sua pittura oggi si sviluppa in un linguaggio autonomo. Dalla nostalgia delle tradizioni popolari ai concetti di Stimmung ("L'atmosfera del senso morale") nasceranno le ulteriori prove metafisiche. Nella sua discreta produzione di questi anni J.P. inventa ed elabora con straordinaria fantasia temi di misteriosa magia poetica: visioni architettoniche, statue solitarie, inquietanti enigmi e nature mitologiche. Nella sua pittura infatti, si fa sempre più sentire un'originale e romantica interpretazione della classicità e un interesse per la tecnica completamente a tempera come se fossero delle illustrazioni o dei rilievi trasparenti di vetrate di cattedrali gotiche.
L'intimismo della sua pittura trae invece forza dallo squarcio, creato da Oscar Wilde sul vuoto cosmico, e dalla lezione esistenzialista è sprigionata dalla medesima sottile sensualità che pervade le opere di Deverell e che costituisce la rielaborazione personale del simbolismo di Lord Dunsany.
Le sue tele destabilizzano attraverso le figure silenti, immobili eppur talmente vive, "comunicanti", così straordinariamente ricche di passione; volti tesi fino all'equilibrio, meravigliosamente alteri e tuttavia raffiguranti persone comuni che appartengono alla quotidianità della vita di un artista. Immediato per le sue pennellate di colore stagliate sulla tela, mentre la sinuosità delle forme rimanda a Windus o Bowler. Anche in questa fase sussiste una ricerca tecnica e una sperimentazione d'amalgama, all'interno della medesima tela, tra tempere che creano una sensazione di "armonia","eleganza", "raffinatezza" e una marcata ricerca di contorni; ne sono l'emblematico esempio. La figura in quanto presenza affermativa, mima e rappresenta qualcosa a cui può rassomigliare, nelle maniere più svariate e differenziate: un modello, un referente originario, una matrice di significati.
Il carattere rappresentativo, narrativo e mimetico della figura si dispiega compiutamente proprio all'interno di questa necessaria ed incessante dialettica tra il significante e il significato. Lungo il suo complesso itinerario artistico, J.P. raccoglie e reinterpreta l'eredità del Preraffaellismo, giocando molto frequentemente, con tenace ed originale accanimento, sulla potenza e sull'indefinita varietà di un' immaginario e fantastico mondo di valori di un elegante passato.

Le figure sviluppano forme simboliche contrapposte, molto spesso, al tratto sicuro e deciso, come, nell'ordine del pensiero e della vita pulsionale, l'istinto si contrappone alla ragione.
Le sue linee dai contorni così puliti, rinviano ad un'immagine archetipica del femminile: più che a donne reali, riconoscibili nella loro identità storica, essa rinvia ad un "femminile", solitamente tenero e pacificato, insieme distante e vicinissimo, vissuto e manifestato da J.P. come elemento costitutivo del suo immaginario metafisico, quasi a significare un muto sgomento, una perdita definitiva, una ferita immedicabile. Nel cratere incandescente della sofferenza, la parola s'inabissa e la forma visibile deflagra. Entrambe, forse, riescono a parlarci ed a parlare a noi. Concluderei con una citazione colta di Hugo Von Hofmannstal "La pittura trasforma lo spazio in tempo, la musica in spazio". Credo che l'artista abbia saputo perfettamente incarnare questa forma plasmandola e riuscendo a fermare il tempo, portandoci ad una profonda riflessione.
Il cinismo è l'arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere. Oscar Wilde

Critica di Lord Anton Mc Byrne (Collezionista d'arte a Oxford)