MEDITERRANEAN EYES (Captivo, II versione)
FOTO SU TELA, 2026
La prima versione dell’opera, denominata "CAPTIVO - Creiamo da soli la nostra prigione", fu il primo lavoro fotografico dell’artista ad essere pubblicato nel 2016 nel volume "Ti racconto il mio mondo", edito da Retina Italia Onlus, e successivamente esposto nella sua prima mostra personale “DIVERSITY – Oltre i pregiudizi” (Sede di Napoli della Banca d’Italia, 2016-2017). Lo scatto venne realizzato durante la sua prima visita a Cefalù nell’agosto del 2007 e precisamente nella sua suggestiva Rocca. Anche se sembra di essere in un luogo chiuso e buio, si tratta solo di un effetto di controluce e di illusione ottica, perché l’ambiente è diroccato, dunque una “prigione aperta”, da cui si gode il meraviglioso panorama della costa di Cefalù. Oggi questa foto potrebbe essere usata anche come locandina della nota serie “Mare fuori”. Rispetto alla versione iniziale qui compare il simbolo-firma dell’artista, lo “sguardo infinito”, a testimoniare una raggiunta maggiore consapevolezza interiore. Come per la precedente versione, infatti, l’opera risente delle teorie del neurologo, psichiatra e filosofo austriaco Viktor Frankl, che fu prigioniero in quattro campi di concentramento nazisti tra il 1942 e il 1945.Frankl notava giustamente che quando non siamo più in grado di cambiare una situazione siamo di fronte a una sfida: cambiare noi stessi. L’unica cosa che non si può togliere a una persona, la sua estrema libertà, è il modo in cui sceglie di rispondere a ciò che le accade, ovvero l’atteggiamento che adotta in relazione a un evento. Pertanto se non abbiamo il potere di cambiare una determinata situazione che arreca sofferenza, è sempre possibile modificare l'attitudine con cui affrontarla. Così l’opera invita a operare questo cambiamento per uscire dalle prigioni in cui noi stessi ci rinchiudiamo. In tal senso Captivo non solo sta a indicare “prigioniero” (dal latino "captivus") ma anche “colui che capta”, che percepisce una realtà diversa oltre i limiti del sensibile.In ultima analisi, l’opera risulta essere la trasposizione visiva di un componimento omonimo del 2004 dello stesso autore, appena ventenne, appartenente alla raccolta “Liriche Avanti Cristo”:
CAPTIVO 24-09-04
Incatenato nella gelida cella incorporea,
che sembra contrarsi sempre più, per
poi schiacciarmi nell’asfittico antro;
avvinto da una corazza senz’anima,
esiliato in me stesso da un’umanità
presunta e condannato al capitale
castigo del non amare né sentire.
La grata sventra l’esausta luce,
che l’oscurità dilania e vorace
inghiotte: mostri dalle umane
sembianze torturano il corpo,
pur mai l’Esprio soccomberà
prisoniero e se ostato nel viaggio
per le vie del mondo sensibile, in eterno
solcherà intrepido l’intime acque infinite.
Informazioni generali
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Categoria: Fotografia
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Eseguita il: 2026
Informazioni tecniche
- Misure: 50 cm x 75 cm x 2 cm
- Tecnica: FOTO SU TELA
Informazioni sulla vendita
- Collezione: Casoria
- Disponibile: si
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA: GA243283
- Archiviata il: 24/05/2026
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