il colore dell' estatte
olio, Tavola, 2005
"Icolori dell’estate"
Sono io. Di schiena. Perché di faccia, quell’estate, non miguardava nessuno. Il mio corpo è solo un profilo chiaro, quasi cancellato. Nonha dettagli perché io non ero un dettaglio. Ero lo sfondo. Lui era il lavoro,il banco, le cassette, il mercato alle quattro del mattino. Io ero quella cherestava a casa con l’odore dell’anguria addosso senza averla toccata. L’anguriaè ovunque. A fette, aperta, rossa, verde. È sparsa sul tavolo, per terra,nell’aria. Perché in estate la casa non era casa: era magazzino. Era deposito.Era il prolungamento del banco. Il rosso mi entrava negli occhi appena sveglia.Il verde mi restava sulle mani anche dopo averle lavate. L’azzurro dello sfondodovrebbe essere cielo, dovrebbe essere mare, dovrebbe essere estate. Ma non loè. È il colore del fiato che tiro quando lui finalmente esce per andare allavoro. È il colore del silenzio che resta quando i clienti smettono di urlare.È il colore della mia solitudine, fresca e vuota come una stanza senzamobili.Lui era il fruttivendolo. Prima di essere il mio compagno, prima diessere mio marito, prima di essere qualsiasi cosa per me, era il fruttivendolo.Il lavoro veniva prima. Sempre. Prima della domenica, prima di una cenainsieme, prima di una parola che non fosse quanti chili ne sono rimasti.Io sonodi spalle perché in quella vita non avevo fronte. Non potevo chiedere, nonpotevo pretendere, non potevo dire e io quando? Perché l’anguria marcisce.Perché il cliente non aspetta. Perché se non sei al banco alle cinque, un altroprende il tuo posto. E allora tu impari a stare zitta e a guardare il muro.Icolori dell’estate non sono i miei. Sono i suoi. Sono il rosso della polpa chelui tagliava per fare assaggiare, è il verde della buccia che si accumulava incucina, è il bianco dei semi che mi ritrovavo nel lavandino. Io non ho colore.Io sono beige, trasparente, in attesa che finisca agosto e con agosto il caldoe con il caldo il delirio della frutta che va via a quintali.L’ho chiamata I coloridell’estate perché d’estate la sua assenza aveva un sapore. Sapeva di anguria.Sapeva di fatica. Sapeva di una vita che si consumava tra una cassetta el’altra mentre io restavo lì, di schiena, a contare le fette sul tavolo e igiorni sul calendario.Prima di tutto, veniva il lavoro.
Prima di me, venivano le angurie.
E io, nell’estate più calda, ero la cosa più fredda dellacasa.
Informazioni generali
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Categoria: Pittura
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Eseguita il: 17 febbraio 2005
Informazioni tecniche
- Misure: 60 cm x 80 cm x 2005 cm
- Tecnica: olio
- Stile: figurativo moderno
- Supporto: Tavola
Informazioni sulla vendita
- Disponibile: si
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA: GA241696
- Archiviata il: 13/04/2026
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