Romare Daniele

artista

Mi chiamo Daniele Romare e sono nato a Schio nel 1952 dove ora risiedo.Sono stato un professionista nel settore della produzione e commercializzazione di design in vari campi.Ho vissuto a Venezia, ho avuto uno studio a New York per un anno negli anni 80, mi sono trasferito in Sud Africa per tre anni dove ho fatto due mostre. Tornato in Italia ho partecipato a varie collettive e ho fatto alcune personali. Per circa dieci  anni sono stato anche  un gallerista seguendo il lavoro di artisti italiani e internazionali

Formazione

Nessuna formazione artistica specifica se non nella frequentazione dell'ambiente di artisti e filosofi.

Tematiche

           NOTE   SULLA   MIA   ARTE

 L’astrazione è essenzialmente dominio del sensibile in cui l’esperienza artistica libera un‘immagine non precostituita. Per Paul Klee l’arte non ripete le cose visibili ma rende visibile quello che consideriamo invisibile. Quest’ affermazione trova delle difficoltà a mantenersi valida nell’attuale epoca in cui il Progresso si confonde con l’invadenza della tecnologia, minando l’umanità e il suo intrinseco senso artistico. La consapevolezza del proprio vissuto non è di per sé arte; per tale trasformazione è necessario un atto creativo, inteso come superamento del sentire personale, con il tentativo di costruire comunque una relazione condivisa anche senza volere rappresentare il mondo. La lettura e l’interpretazione dell’opera avviene in un secondo momento secondo sensibilità variabili. Quello che considero essenziale è il processo che porta alla formazione di un’immagine la quale deve lottare per apparire. Non è mai un percorso privo di imprevisti e di incidenti che rappresentano comunque alcuni aspetti per la lettura valoriale dell’opera. I miei lavori sono dei contenitori di processi che si basano sull’utilizzo di vari tipi di carte, lavorate, colorate, cotte o di materiali simili, che vengono applicate su tele precedentemente dipinte o trattate. Sono esperienze diversificate nel tempo, senza un messaggio trainante il cui risultato deriva da sensazioni e una ricerca inconsapevole di piacere con l’affacciarsi della composizione. Risultano mondi segnati da libere compenetrazioni di colori e forme in un moto poetico, senza una chiara appartenenza. Non vi è opposizione tra l’impronta astratta e affioramenti figurativi, fanno parte dello scollamento tra l’immagine e le cose come espressione di un’alterata seconda-natura.

Tutto nasce da interferenze controllate, con un ritmo generativo tra distanza e densità, tra trasparenza e copertura, tra stratificazioni e strappi, combinazioni che nascono spontaneamente. Le azioni di   sovrapposizioni portano a forme libere quasi sempre racchiuse in uno spazio delimitato da variabili coloristiche. Un importante condizionamento nella creazione artistica viene dal concetto di piacere e di appagamento che un’immagine mi provoca nella sua costruzione, sapendo che il lavoro può riprendere con altre varianti fino a quando il quadro arriva ad una sua autonomia senza una gerarchia di intenti. Rivedendo i miei quadri dopo qualche tempo mi accorgo che manifestano una volontà di leggerezza ma anche di superficialità legata alla invadenza dei colori che si sovrappongono, come ci fosse l’impossibilità di arrivare al profondo dell’anima. Cerco di muovermi leggero senza bagagli intellettuali o solo con quello che geneticamente mi appartiene. Il nostro cervello si interseca con l’ambiente esterno attraverso canali sensoriali che hanno la funzione di orientamento. Mi sento perciò un rabdomante che si muove tra una continua scelta di apparizioni ed esperienze alla ricerca di un’armonia da condividere.  E’ un corto circuito che si muove tra spessore e superficialità del fare artistico in cui materia e spirito trasformano l’energia interna invitando lo spettatore a non limitarsi a guardare, ma ad aspettare, a percepire le strutture compositive tra il vuoto e il silenzio come parte integrale di un’esperienza.

Il mondo, come dice Virilio, è un’illusione in cui le apparenze sono trasparenze momentanee, ingannevoli in cui le dimensioni spaziali non sono altro che fugaci apparizioni, come cose percepite nell’istante dello sguardo. Comprendiamo il mondo un po' alla volta e poi alla fine quando tutto ci sembra chiaro ce ne andiamo lasciando solo uno ricordo. 

Cerco di generare interesse non solo per quello che faccio ma per quello che lascio.

 

Tecniche

Gli ultimi lavori sono composizioni astratte su tela lavorata con acrilico e riporti fotografici  alle quali vengono aggiunte carte colorate e altro materiale cartaceo incollato a  strati con eventuali strappi finali.