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artista
Espongo dal 1998, inizialmentecon opere pittorico-materiche bidimensionali e attualmente produco lavoriscultorei, che mantengono comunque la stessa caratteristica bidimensionale.
La produzione degli anni2002-2003 sembra allontanarsi parecchio da quella degli anni '90: da sempre usotutti i tipi di materiale che mi capita di incontrare e che mi attirano, carta,cera metallo, legno, residui, scarti, ma mentre precedentemente ne davo unaconnotazione di memoria e stratificazione del tempo, nelle opere dal 2000 esceuna maggiore urgenza di presente. Sono entrati prepotentemente i rossi, leforme leggere e ironiche, i temi scherzosi, la manipolazione e decorazionedella terra e le varie tecniche di lavorazione e cottura che hanno condottoalla creazione di pittura plastica,ma anche ad una serie di Fragili gioie,monili da passeggio o monumentali, realizzati in materiale ceramico.
Sono anche comparsi temi per memolto importanti: nel 2003-2004 Alberi,nel 2006 Casa dell'oracolo e Montagna sacra, che sembrano volersi ricollegareallo strato simbolico ed ermetico emerso negli anni '90 e mai del tuttoaccantonato. Nel 2008 è emerso il tema delle dimore umane, dal titolo Nomadi o stanziali, precari abitatori sono... e tenaci, parallelo a quellodal titolo Viaggio lento, che vogliono essere una propostadi opere sul tema dell'abitare o del cercare, da parte dell'uomo, luoghiimprevedibili ed impossibili. Viaggiolento approfondisce maggiormente lametafora del viaggio come possibilità di trasformazione di sé e del paesaggiocircostante e interiore, con un riferimento costante, a volte esplicito, allanarrativa di Chatwin, Calvino, Kundera e Hillman.
Ne è una naturale prosecuzioneil lavoro del 2010 dal titolo Vicino alcuore selvaggio che sviluppa riflessioni sulla necessaria connessione fraTerra, Cielo e Uomo. La serie Le Ancoredel Tempo del 2011 indaga aspetti del tempo umano e del tempo cosmico.
“...qui il gesto artisticosembra costituirsi proprio a partire da un processo intestino volto arecuperare e riplasmare materiali, per così dire, atavici e genera una formaparticolare di oblio. Ci si dimentica del caos che ci circonda, ci si dimenticadella velocità, dei rumori assordanti e ci si cala in una sorta di dimensionealtra …...di cosa parlano queste opere? Parlano di un flusso che si fissa, diun buco che si apre per mostrarci l'intangibilità del senza fondo. Parlano diuna ritrovata originarietà, di una terra e di una madre riconfigurate in unpezzo di legno che solca non tanto il mare, quanto la possibilità di unospazio…canto di ciò che non ci è dato di vedere…distanze e prossimità insiemefuse e confuse. Ho parlato di linee e tutte queste opere sono costituiteessenzialmente da linee al lavoro: orizzontali (naviganti), verticali(montagne), ascensione di linee orizzontali (dimore). Un po' come dire che ilverticale (natura ed essenza della levata) si può costituire dallestratificazioni dell'orizzontale.”
InL'urgenza della levata. Uno sguardo sulleopere di Patrizia Rampazzo. Enzo Campi, 2008.
“Le cose del mondo, le macchiesui muri, il legno, le pietre, le crepe…possono trasformarsi in una geologiadei sogni …nelle sue opere riaffiorano come da un naufragio nel mare deimiracoli le forme della natura.” Giorgio Celli, 1999.
“L'arte di Patrizia Rampazzoracconta di tragitti, traversate, spostamenti, oscillazioni pendolari franomadismo e stanzialità. Del movimento dell'uomo nel mondo, della suacollocazione dinamica nel paesaggio, o del movimento di chi sceglie di occupareun posto fisso ma continua a tenere in moto lo spazio interiore del pensiero edella memoria. Le declinazioni del viaggio vengono comprese fra l'eternoritorno, residuato della logica greca, che fissa un dogma perduto da ritrovare,una identità fissa da ricostruire e il viaggio come stile di vita leggero eaereo, supportato da una identità mutante.” Luiza Samanda Turrini, 2009.
Formazione
Dopo gli studi liceali, ottengoil diploma di laurea all'Università di Lettere e Filosofia dell'Ateneo diBologna, con indirizzo in Storia dell'Arte e con discussione della tesi daltitolo Città di pietra, città di latta. I materiali della scena urbana diReggio Emilia, relatore Pier Luigi Cervellati. Per alcuni anni animatriceculturale presso il comune di Scandiano, dal 1987 al 2018 ricopro il ruolo didocente di Storia della Arti Visive nei Licei Classici e Artistici di Parma,Reggio Emilia, Pesaro. Mi occupo da anni di arte, storia dell'arte e criticad'arte in collaborazione con istituzioni pubbliche e privatenell'organizzazione e conduzione di seminari, conferenze, mostre, cicli dilezioni, presentazione di artisti. Negli anni '80 e '90 ho curato lapresentazione critica dell'Archivio Giovani Artisti Reggiani e ho scritto:
Cittàdi pietra, città di latta,in La memoria della città, Comune di Reggio Emilia, 1981
Ilnome vanifica la cosa,in Luciano Bonacini, Fotografie, 1988, catalogo mostra
Sacra, Luca Crotti-Matteo Pagani,Accademia di Belle arti di Bologna, Galleria Il Carbone, Ferrara, 2006
Unrichiamo silenzioso,Luca Crotti-Matteo Pagani, Chiesa di s. Lorenzo Martire, Reggio Emilia, 2006
Geremia,il profeta, inScultori, Comune di Gualtieri, 2006
