Mi fai lo sconto?
La frase più innocente e più violenta che un artista possa sentirsi dire.
La domanda arriva sempre con unsorriso gentile, quasi complice. "È bellissimo, mi piace davvero tanto.Mi fai lo sconto?"
E in quel momento, un artista, sente qualcosa nellostomaco. Non è per i soldi, o meglio, non è solo per i soldi.
È per quello chequella frase cancella in un secondo.
Nessuno entra dal panettiere e dice:"Me lo fai a metà questo pane, tanto è solo farina e acqua?"
Conl'arte invece succede sempre. Perché l'arte, nell'immaginario collettivo, èancora considerata un hobby fortunato, non un lavoro.
Dietro a quel"tanto" c'è tutto ciò che non si vede.
Quando chiedi lo sconto suun'opera, non stai chiedendo lo sconto su una tela e qualche tubetto di colore.
Stai chiedendo lo sconto su: Il tempo. Le 20,40, 80 ore di lavorosu quel pezzo specifico.
Ma anche i 10, 15, 20 anni prima per arrivare asaperlo fare così. Le notti a studiare anatomia, luce, composizione quando glialtri uscivano.
I costi reali. Tela, colori, pennelli, vernici, lo studio,la luce accesa tutto il giorno d'inverno, le commissioni del sito,l'imballaggio che deve arrivare intatto, la spedizione assicurata.
Se facciamoi conti, la paga oraria di un artista emergente spesso è sotto i 5 euro.
Un'opera non esce da una stampante, esce da un periodo, da un'ansia, da unlutto, da un innamoramento, da un blocco creativo superato a fatica.
Quando unartista vende un lavoro, sta vendendo un pezzo del suo tempo su questa terra,che non tornerà più.
Chiedere lo sconto su quello è come dire: "Il tuotempo vale un po' meno."
Ecco come si sente un artista in quei tre secondidi silenzio imbarazzato dopo la domanda: Svalutato. Incolpa.
Perché se dice di no, sembra avido, snob, "non umile".
Sedice di sì, si tradisce da solo.
Perché capisce che l'altra persona vede ilprezzo, ma non ha ancora visto il lavoro.
C'è una differenza enorme, e ogniartista la sente al volo, tra chi dice: "Non posso fare questo acquistoora, possiamo trovare una soluzione? Una stampa, un pagamento a rate?" echi dice: "Dai, fammi lo sconto, amico."
Il primo rispetta illavoro e ammette un suo limite economico. È dignitoso, è umano, e quasi sempreun artista farà di tutto per venirgli incontro.
Il secondo chiede all'artistadi non rispettarsi da solo.
La verità che nessun artista dice ad alta voce pernon sembrare polemico: non viviamo di like. Non paghiamo l'affitto con"sei bravissima, complimenti". Se credi che un'opera valga meno diquanto l'artista chiede, è legittimo, non comprarla. Ma non chiedergli dicredere meno in sé stesso.
La prossima volta che ti innamori di un'opera e ilprezzo ti sembra alto, invece di "mi fai lo sconto?" prova achiedere: "mi racconti come è nato?" Per un artista, quella domandavale più di qualsiasi vendita.
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