Le commissioni che ho rifiutato (e perché dire di no è stata la cosa più professionale che abbia fatto)
Per anni hodetto sì a tutto, per paura di perdere un cliente, per paura di sembrareantipatica, per paura di non essere abbastanza professionale.
Poi hocapito una cosa: dire sì a tutto è il modo più veloce per fare arte fatta malee per esaurirsi.
Non tutto èper me, e va benissimo così. Dire di nonon è scortese. È rispetto: per te, per me e per il lavoro che facciamoinsieme.
Queste sonole 3 richieste a cui oggi dico di no, sempre.
Primo NO:"Me lo fai uguale a questo altro artista, a questa AI?" "Hovisto questo quadro su Pinterest, me lo rifai identico?" "Mi fai ilritratto in stile Picasso?"
Perché dicodi no: Io non sono una stampante.
Quando michiedi di copiare, mi chiedi di tradire due persone: l'artista originale e mestessa. Il mio lavoro non è replicare l’arte di altri, è interpretare. Se vuoiuna copia perfetta, c'è una stamperia.
Se vuoiun'opera che abbia un'anima, che filtri la tua storia attraverso il miosguardo, allora sono la persona giusta.
Cosa dico alposto di sì: "Grazie per avermi mostrato cosa ti piace, mi è utilissimoper capire il tuo gusto. Quello che posso fare è creareun'opera ispirata a quelle atmosfere, ma con il mio stile. Se cerchiuna replica identica, non sono l'artista adatta a te e preferisco dirtelosubito."
secondo NO:"Ma tanto ci metti poco, no? Me lo fai per meno, gratis, per domani?"La categoria regina: lo sconto amicizia, il pagamento in visibilità, l'urgenzaimpossibile. "È solo un disegnino veloce", "Per te èfacile", "Poi ti faccio pubblicità".
Perché dicodi no: Quello che vedi come "veloce" sono circa 10 anni di studio,prove sbagliate, materiali costosi, schiena piegata sul tavolo e soprattuttotempo mentale. Il tempo di pensare all'opera, di sognarla prima di farla.
Accettare dilavorare sottopagata o di corsa significa consegnare un lavoro di cui non sareifiera, e abbassa il valore del lavoro di tutti gli artisti.
Il mioprezzo non è solo per le ore di esecuzione, è per il risultato che ti rimaneper anni.
Cosa dico alposto di sì: "Capisco perfettamente il budget e ti ringrazio per avermelodetto. Per mantenere la qualità che vedi nel mio portfolio, le mie commissionipartono da e hanno tempistiche di ics settimane.
Così possodedicare all'opera il tempo che merita. Se in questo momento non rientra nelletue possibilità, possiamo sentirci più avanti senza problemi."
terzo NO: lerichieste che non sento mie
Questa è lapiù difficile da spiegare, ma la più importante. Ci sonosoggetti, temi o modi di lavorare che semplicemente non sono allineati con me.
Richiesteche mi mettono a disagio, progetti dove capisco subito che non ci sarà fiduciae libertà creativa.
Se ilcliente vuole un collage di varie fotografie, controllare ogni singola passatadi colore, correggere ogni bozzetto 15 volte, o vuole un soggetto che non mirappresenta affatto, rinuncio.
Perché dicodi no: Se non sento una connessione con quello che sto creando, si vede, l'operaviene forzata, piatta, senza energia, e io non voglio far circolare nel mondoarte di cui non sono orgogliosa.
Ho imparatoche il cliente giusto non cerca solo una mano che esegue, cerca il mio sguardo.
Cosa dico alposto di sì: "Grazie per aver pensato a me per questo progetto. Horiflettuto e sento che non sono l'artista giusta per dargli la resa che merita.Preferisco essere onesta piuttosto che consegnarti qualcosa che non mi convinceal 100%."
Cosa èsuccesso quando ho iniziato a dire di no, è successo che ho iniziato a dire disì molto meglio.
Sì acommissioni che mi emozionano, Sì a clienti che rispettano il mio tempo e ilmio stile, Sì a prezzi giusti.
Dire di noha liberato spazio, e in quello spazio è arrivato il lavoro giusto.
Se staileggendo questo e stavi pensando di commissionarmi qualcosa: se cerchi un'operaoriginale, fatta con cura, con il mio stile e con rispetto reciproco, scrivimi.Ne parliamo con calma.
Se cerchiuna copia, uno sconto o un lavoro per ieri, con tutto il rispetto, non sono lapersona giusta. E va bene così per entrambi.
Eleonora
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