Il mio studio in 7 oggetti
cosa c'è davvero dietro un ritratto che respira
Dalle foto sembra magia. Un voltoche appare dal nulla.
In realtà tutto nasce in studio con la luce giusta, e 7 oggetti che conosconotutte le mie storie.
1. Il tavolo. Non è un tavolo, è un altarevissuto.
D'inverno è quello della cucina. Tolgo la tovaglia, pulisco le briciole, ediventa atelier. Sa ancora di caffè, poi si copre di polvere rosa.
D'estate trasloco tutto interrazza. Altro tavolo, altra luce. Quella bella, dura, che taglia il pastelloalle 10 del mattino. È lì che tengo anche i corsi.
Non ho mai voluto un tavoloperfetto. Voglio un tavolo che abbia vissuto. Dove si è mangiato, riso,insegnato a sfumare un incarnato. Quando mi commissioni un ritratto, nasce dalì. Da un posto di casa.
2. Il cartone. La pelle prima dellapelle.
Quello color avana caldo. L'ho scelto perché non è liscio, trattiene. Ilpastello ci si aggrappa e respira. Quando lo tocco capisco già se quel ritrattovorrà toni morbidi o contrasti forti. Per me è il supporto dove il pastello nonscivola, respira davvero. È la base della conservazione.
3. I pastelli consumati. I mieimoncherini d'oro.
Ne ho scatole piene di quelli nuovi, ma uso prima quelli accorciati a duecentimetri, senza etichetta. Non li butto mai, li tengo fino a quando nonriesco più a tenerli tra le dita, e poi li uso ancora schiacciandoli e usandola polvere. Sono la prova che un ritratto è stratificazione, non un gesto.
4. La foto di riferimento.L'inizio, non la fine.
È stampata, stropicciata, piena di appunti a matita. La ascolto. Segno dovecade la luce, dove l'anima si fa ombra. Cerchio gli occhi. È la mappa, ma ilterritorio è un altro.
5. La lampada a luce nordica. Ilmio nord portatile.
Senza non dipingo. È una lampada con lampadina daylight 5500K, fredda, stabile.Mi serve perché il pastello cambia con la luce di casa. Ho bisogno di vedere ilsottotono vero della pelle, non quello giallo della lampadina comune. Èl'oggetto più tecnico e più poetico insieme.
6. La gomma pane e le dita sporche.
La gente pensa che dipingere a pastello sia solo aggiungere colore. Per me avolte è anche togliere. La gomma pane è grigia, morbida, sa di pane davvero.Con lei apro le luci negli occhi, pulisco un bordo, creo il respiro sullafronte. E poi le dita. Sempre sporche. Sfumo con il polpastrello perché ilcalore della mano scioglie il pastello diversamente da qualsiasi pennello.
7. Il settimo oggetto non si vede.È il tempo sospeso.
Una tazza di tè ormai freddo, una playlist in loop basso, il timer del telefonoche non suona mai. Un ritratto che respira ha bisogno di 20-30 ore di lentezza.Di pause per guardarlo da lontano. Se non c'è silenzio, il ritratto nonrespira.
Ecco cosa c'è dietro.
Non solo tecnica. C'è un tavolo segnato, un cartone che trattiene, mani sporchee ore che non conto.
Quando mi commissioni un ritratto, non compri solo un disegno. Porti a casatutto questo.
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