Perché alcuni dipinti ci trattengono e altri ci scivolano addosso?
Ti è mai capitato ad una mostra in un museo, assidavanti a decine di quadri, alcuni li guardi due secondi, poi c'è quello doveti fermi più a lungo. Sembra magia, sembra che sia lui adaverti scelto.
E se invece non fosse merito del dipinto?
Primo punto: non ci ricordiamo dei 99 quadriche abbiamo ignorato. Ricordiamo solo quello che ci ha colpito. È unclassico, costruiamo una storia epica su un'eccezione e ignoriamo la norma, cheè l'indifferenza. Forse la maggior parte dell'arte, semplicemente, non ciparla. Ed è normale.
Secondo: il contesto ci manipola più dellatela.
Quel quadro davanti al quale ti sei fermato era più grande? Era meglioilluminato? Era l'unico con una panchina davanti? Aveva una didascalia piùlunga, un nome famoso, una folla intorno? La curatela, la luce, la stanchezzadelle gambe, persino il prezzo del biglietto ti dicono inconsciamente dovefermarti.
Terzo: la neuroscienza. Sì, davanti ai dipinti piùcoinvolgenti si accende di più la Default Mode Network, la DMN, la rete deiricordi autobiografici e del pensiero su di sé.
cosa prova davvero questo?
La DMN è famosa anche per un'altra cosa: si accendequando la mente vaga. Quando ti distrai. Quando invece di guardare davvero,inizi a pensare ai fatti tuoi.
Quindi quell'attivazione potrebbe significare duecose opposte:
1. "Questo quadro si intrecciaprofondamente con chi sono"
2. "Questo quadro mi ha dato ilpretesto per farmi i film in testa e vagare altrove"
Correlazione non è spiegazione. Vedere una zona chesi illumina alla risonanza non ci dice perché ti seiemozionata. È neuro-estetica feticista: abbiamo bisogno di un cervello coloratoper legittimare qualcosa che gli artisti sanno da 500 anni senza scanner.
Forse ci fermiamo non davanti all'operamigliore, ma davanti a quella che parla di noi.
Un volto che somiglia a nostra madre, un colore che avevamo in cameretta, unpaesaggio che ci ricorda una rottura. Non è l'opera che è potente. Siamo noiche siamo narcisisti. Ci piace l'arte che ci restituisce la nostra storia, nonquella che ci sfida davvero.
Dire "un dipinto viene osservato dagli occhi mal'esperienza la costruisce il cervello" è vero, ma è banale. Vale pertutto. Anche per la lista della spesa.
Allora la domanda vera non è "cosa succedenell'incontro tra questo quadro e me?"
Ma: "Mi sarei fermata lo stesso se quelquadro fosse stato appeso in corridoio dal dentista, senza nome famoso e senzaluci da museo?"
Se la risposta è no, non era il quadro a trattenerci.Eravamo noi che avevamo bisogno di fermarci, e il quadro era solo la scusa piùbella che avevamo a portata di mano.
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