Collage e material figurativo

L’arte del collage fu una delle tecniche maggiormente utilizzate dai surrealisti, ma vanta origini antichissime. Essa consta nel creare opere originali su svariati supporti, utilizzando materiali come carta, tessuto, legno, metallo o anche fotografie. Alcuni grandi protagonisti della sperimentazione visiva furono Pablo Picasso e Max Ernst. Essi, agli inizi del Novecento, diedero lustro al collage, inserendolo nel proprio linguaggio espressivo. Lo stesso Henri Matisse, costretto ormai su una sedia a rotelle si reinventò una nuova vita artistica, producendo collage di coloratissima carta. Col tempo anche artisti come John Heartfield e Hannah Höchn, compresero le potenzialità di quest'arte e vi si dedicarono manipolando svariati elementi, creando collage dotati di grande efficacia espressiva. Proseguendo su questa strada, sono molti gli artisti che hanno realizzato collage che interpretano sia grandi eventi storici che storie di vita quotidiana.
La libertà di pensiero e di associazione che scaturisce dall'osservazione, fatta di oggetti ed immagini, attraverso il taglia & incolla, o il "plasma & incolla", nel mio caso, giustifica per me l’utilizzo di questa tecnica. La capacità di decontestualizzare elementi, sovrapponendoli e giustapponendoli, per creare nuovi immaginari, come i mattoncini sfusi di una realtà frammentaria e passeggera che pur in apparenza disordinata è talora capace di divenire poesia, è per me una sorta di fluida contaminazione fra immagini, pensieri ed umori. Sia che utilizzi carta o elementi più forti, più grezzi, pervenendo al polimaterico, è pur sempre, per me, una dichiarazione d'amore al visibile, al tangibile e materico; carta, terracotta, sabbia o altro, non fa differenza, purché il risultato sia bello, plasmato e significante. I soggetti sono vari e parlano di spiritualità, di economia, di storia o di geometria, di disordine e di ordine, di squilibrio e di equilibrio, di riconciliazione, insomma. Sono i “non luoghi” fatti di spazi aperti, o chiusi, e di figure distinte oppure vaghe, guardiane di un sapere segreto, come ologrammi materici di una idea sfuggente, di un fugace pensiero della mente, che genera figure assonanti. (Antonia Calabrese)

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